La Commissione Europea sta chiedendo la collaborazione degli operatori telefonici per monitorare gli spostamenti e seguire la diffusione dei contagi di COVID-19.

Il commissario europeo per il Mercato Interno e i Servizi, Thierry Breton, ha spiegato che la Commissione Europea ha bisogno dei metadati aggregati per seguire la diffusione del virus e per capire in quali aree c’è più urgente bisogno di forniture mediche. Il commissario ha anche detto che per ogni paese Ue verrà selezionato un solo operatore telecom e che Bruxelles intende agire rapidamente, nel pieno rispetto della General Data Protection Regulation (Gdpr).

Dopo il successo di analoghe iniziative condotte dalle autorità in Cina, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud Singapore, ora si parla dunque di data tracing non solo in l’Italia, ma anche nel resto d’Europa.

L’utilizzo dei dati provenienti dalle reti cellulari per tracciare i movimenti e i potenziali contatti troppo ravvicinati tra le persone potrebbe infatti servire a contenere e mappare i percorsi dei contagi. L’aggancio a una cella marca il passaggio di un dispositivo da una certa area a un’altra in modo relativamente preciso ed è un metodo già consolidato nella lotta alla criminalità e nella ricerca di persone scomparse. Il governo tedesco e quello britannico stanno valutando l’ipotesi, mentre la Repubblica Ceca ha optato per un metodo differente: come annunciato dal ministero della Salute, da metà aprile sarà avviato un metodo particolare di quarantena, in cui i contagiati conclamati potranno dare spontaneamente il consenso alla ricostruzione dei loro movimenti e contatti nei cinque giorni precedenti alla scoperta dell’infezione, per identificare la rete dei potenziali contagiati sulla base dei dati di geolocalizzazione dello smartphone e di eventuali transazioni di carta di credito e bancomat.

Diverse sono le possibili forme di attuazione del data tracing, corrispondenti a differenti tecnologie, scopi e gradi di intrusione nella privacy.

In Italia il garante della privacy, Antonello Soro, con il suo team di esperti, è al lavoro per conciliare tutte le esigenze: “Non si tratta – afferma – di sospendere la privacy, ma di adottare strumenti efficaci di contenimento del contagio, sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini”.