Google ed Apple hanno avviato una collaborazione che punta al rilascio di API su cui si baseranno molte delle app di tracking dei contatti per cercare di combattere la diffusione del virus.

Il 10 aprilec’è stato l’annuncio congiunto fatto dal CEO di Apple Tim Cook e dal CEO di Alphabet Sundar Pichai. La soluzione, che viene definita come “notifica dell’esposizione” e non come “tracciamento dei contatti”, sarà costituita da una serie di API che consentiranno a telefoni Android e iOs di scambiarsi informazioni via Bluetooth. L’idea è quella di trasmettere dei codici crittografati generati da un’app che cambiano continuamente in modo casuale, monitorando la presenza di altri dispositivi nelle vicinanze. Quando due smartphone si “incontrano”, si scambiano il codice in quel momento attivo e lo memorizzano sul dispositivo. Se una persona viene a sapere di essere positiva al Coronavirus e aggiorna le informazioni sullo smartphone, l’app invia a un server le chiavi crittografate che erano state usate per generare i codici nelle settimane precedenti. Chiunque scarichi poi queste informazioni sul proprio dispositivo potrà sapere se è stato potenzialmente esposto al contagio. Questo meccanismo impedisce l’identificazione delle identità personali e il rilevamento della posizione. Alcuni ricercatori della Oxford University ritengono di avere già visto risultati promettenti tramite un modello teorico. “Il nostro modello – scrive Christophe Fraser, autore senior del report pubblicato dal Nuffield Department of Medicine della Oxford University, – evidenzia che se il 60% circa della popolazione utilizzasse un’app di questo tipo la pandemia potrebbe essere fermata e, anche con numeri più bassi, stimiamo comunque una riduzione del numero di casi di Coronavirus e di decessi”.

Una volta rilasciate le API di Google ed Apple toccherà agli sviluppatori di applicazioni integrarle e proporre le app complete. Apple e Google hanno da poco iniziato a condividere con le autorità sanitarie le prime applicazioni da integrare nei loro programmi per monitorare i contagi da coronavirus, fornendo rilasci preliminari. L’obiettivo è quello di aiutare gli sviluppatori a iniziare i test in previsione del rilascio delle Api a metà maggio, oltre che ricevere feedback per migliorarle.